ISTITUTO D’ISTRUZIONE SUPERIORE
COMMERCIALE
" VITTORIO EMANUELE II – JACOPO
RUFFINI"
VIAGGIO DI ISTRUZIONE
MONACO E CASTELLI DELLA BAVIERA
25-29 MARZO 2003
CLASSI: 3AI-5AI 3BI-4BI-5BI 4AM-5AM
3BM-4BM-5BM

NOTE DI VIAGGIO
DIARIO
DI VIAGGIO di Giuseppe Ferrera
APPUNTI DI VIAGGIO di Marzio Angiolani
SONETTI TURISTICI di Giovanni Durand
Avvertenze
per il lettore: chiunque
abbia avuto a che fare con questo viaggio a Monaco sa benissimo che
ogni riferimento a persone o fatti realmente accaduti non è per
nulla casuale, ma in compenso è assolutamente falso. (n.d.a)
DIARIO DI VIAGGIO
MARTEDÌ 25/03/2003
Alla partenza da Genova, ore 6.30,
si registrano alcune defezioni: la Simani di 4AM è a letto con la
febbre a 39, mentre il trio Lagorio, Savino, Mura di 5AI dà forfait
per motivi terroristici.
I pullman si riempiono ma per tutto
il viaggio non si saprà mai il numero esatto degli occupanti. Una
stima approssimativa (con errore massimo di tre unità) è la
seguente:
pullman n.1 3AI (17+1)
3BI (6+1) 4BI (22+1)
pullman n.2 3BM (11)
4BM (12+1) 4AM (12+1) 5AM(11+1)
pullman n.3 5AI (11+1)
5BI (13+1) 5BM (15+1)
Il viaggio inizia tranquillo. Una prima
sosta all’autogrill di Cremona sud fa registrare una forte affluenza
agli orinatoi da parte del pullman 2: gli addetti alle latrine non
ricordavano un’inondazione simile dal 1997 (campionati mondiali dei
bevitori di birra). Ad un autogrill dell’autostrada del Brennero si
consuma il pranzo al sacco nei modi più disparati: Colombo, Biondi
e Papini al ristorante non si lasciano sfuggire un piatto di
luganega trentina farcita allo speck, Ferrera e Durand accovacciati
in un triangolo di erba color grigio-topo cominciano a intaccare le
provviste che Viscardi mette gentilmente a disposizione, Apreda,
Giambarella e Angiolani si limitano a qualche tartina salata. I
ragazzi, dopo aver ovviamente affollato i bagni, trovano varie
sistemazioni per mangiare: paracarri, guard-rails, pompe di benzina,
contenitori per rifiuti.
Si arriva a Innsbruck nel primo
pomeriggio e si visita il centro storico con guida in lingua
italiana. I ragazzi seguono con attenzione le spiegazioni sui
monumenti della città: Hofburg, Hofkirche (con il
cenotafio di Massimiliano I d’Asburgo) e Goldenes Dachl.
Si registra soltanto la scomparsa di Colombo, Biondi e Papini per
circa 2 ore nel negozio di Swarovski.
Prima dell’arrivo a Monaco il
pullman n. 2 dà segni di intemperanza per necessità di bagno. Dealti
vorrebbe fermarlo in periferia, ma viene invitato a
resistere-resistere-resistere.
L’arrivo a Monaco avviene in orario.
La distribuzione delle chiavi tuttavia presenta qualche
inconveniente, per la difficoltà da parte di Angiolani e Ferrera di
scalfire la testa d’ariete costituita da 130 studenti incuneati
insieme alle valigie nella hall dell’Haus International. Il
groviglio si districa spontaneamente dopo due ore.
Finalmente, assegnate le camere, i
proff. Viscardi e Ferrera, con qualche alunno scelto, possono
riposarsi nelle suite del Vitalis*****L (anche se
per spirito democratico rinunciano a certi servizi compresi nel
prezzo: estetista per la prof. Viscardi, danza del ventre per il
prof. Ferrera, conigliette di Playboy per i ragazzi)
Grazie al fiuto del prof. Ferrera il
dopocena è fantozziano: la passeggiata a Schwabing,
quartiere degli artisti e degli studenti, diventa la marcia a
Schwabing West, quartiere in demolizione di casematte risalenti
alla I guerra mondiale.
MERCOLEDÌ 26/03/2003
Mattinata dedicata al Deutsches
Museum, il più grande museo di storia della tecnologia del
mondo. La visita avviene liberamente. Molto affollate dai ragazzi le
sale dei motori industriali, delle macchine agricole e in genere
delle tecnologie pesanti. Il codazzo dei professori, invece, segue
come ammaliato la prof. Giambarella – in versione Mary Poppins –
verso la sala del trenino elettrico e il reparto del giocattolo
educativo.
Pranzo libero nel self service
interno al museo: Colombo, Biondi e Papini assaggiano un pasticcio
di wüster e cotiche.
Nel pomeriggio: visita panoramica in
pullman con guida in lingua italiana di circa 1 ora e mezza e visita
pedonale del centro storico con guida di circa 2 ore: Marienplatz
con il celebre orologio Glockenspiel, Altes Rathaus,
Vilitualienmach, Hofbräuhaus, Ludwigstraβe,
Siegestat, Odeonsplatz, Theatinerkirche, Feldherrenhall.
Lo scambio di informazioni
telefoniche Ferrera-Colombo-Angiolani produce qualche disguido per i
posti da prenotare all’ AMAZEUM IMAX THEATRE , cinema
in 3-D. Alla fine un buon numero di studenti assiste allo
spettacolo. Qualcuno paragona il film alla Corazzata Potemkin.
Notte ovattata al Vitalis*****L
e un po’ turbolenta alla Haus. La responsabilità viene
ingiustamente attribuita al prof. Colombo, mediante richiamo
scritto.
GIOVEDÌ 27/03/2003
Intera giornata dedicata
all’escursione in pullman – con guida in lingua italiana - ai
castelli della Baviera: Hohenschwangan e Neuschwanstein.
Il pranzo si consuma frugalmente
vicino al castello di Neuschwanstein , Colombo, Biondi e
Papini si accontentano di un piatto di salsicce bavaresi arrotolate
in prosciutto della Westfalia.
Tutti godono della bella giornata e
degli splendidi scenari dei castelli, anche se una nota malinconica
aleggia nelle descrizioni delle guide sulla vita di Ludwig II.
Rientro in albergo per la cena.
Il dopocena si celebra alla
Hofbräuhaus, la più famosa birreria di Monaco. Mentre Colombo,
Biondi e Apreda familiarizzano con dei bevitori di birra della Ruhr,
in altri tavoli la situazione è più complessa. I nostri studenti
cantando provocatoriamente l’inno di Mameli vengono cacciati e fuori
dal locale inscenano un tipico coro da stadio. Il disordine [dal
prof Durand definito pacciûgo
]
non si trasforma in rissa, grazie al
pronto intervento di Durand, Ferrera e Angiolani.
Franconeri si ammala e viene
affidato alle amorevoli cure dei suoi tre compagni di camera.
Nella notte da segnalare un
richiamo scritto al prof. Colombo, per un fatto avvenuto durante l’Oktober
Fest 2002.
VENERDÌ 28/03/2003
Visita al campo di sterminio di
Dachau. Il luogo dove per mano nazista soffrirono e morirono
decine di migliaia di persone è per tutti noi motivo di profonda
commozione. Assistiamo ad un film storico sull’avvento del nazismo
che ci porta a riflettere e ad interrogarci.
Per il pranzo raggiungiamo l’Englisher
Garten: si passeggia piacevolmente fino alla pagoda, dove ci si
rifocilla alla più famosa birreria all’aperto della città. Colombo,
Biondi e Papini ne approfittano per assaggiare un piatto di cucina
bavarese rude: la milzwurscht (salsiccia di milza).
Nel tempo libero il prof. Durand
propone alcune attività tra cui la visita alla Alte Pinakoteche:
prevale su tutte la disimpegnata scelta del “turista fellone”.
Nel dopocena gli studenti del
pullman 2 possono apprezzare la passeggiata allo Schwabing:
nonostante i 30 Km di strada il ritorno è velocissimo e in direzione
della discoteca.
La notte è sorvegliata da
Angiolani e Papini, che girano in tuta mimetica seminando il terrore
anche tra Colombo, Giambarella e Apreda.
Ferrera e Durand cercano di imporsi
ma ricevono soltanto lazzi e sberleffi dagli occupanti di camere
fumose e fumanti, irritati per le insufficienti docce (in media meno
di cinque al giorno).
La prof. Viscardi nella hall del
Vitalis*****L attende sgranocchiano qualche acino
d’uva e ricamando centrini all’uncinetto, in un sottofondo vellutato
di musica barocca: veglia sul sonno di Fichera, colpito da uno stato
febbrile di circa 36,87°C.
SABATO 29/03/2003
Partenza da Monaco programmata.
Pullman 1 ore 7.00 (l’Apreda vorrebbe partire alle 5.00). Pullman 3:
ore 8.00. Pullman 2:ore 9. Alle 9.45 tutti i pullman si ritrovano
inspiegabilmente insieme ad stazione di servizio, per le
riacutizzate necessità uretrali. Qualcosa fa supporre che gli
autisti amino la fila indiana.
Forzando la tappa, con grande
piacere di Laviano e Dealti, si giunge senza soste a Verona.
Pochissimo il tempo per uno spuntino: solo Colombo, Biondi e Papini
riescono a sfuggire al controllo e si concedono finalmente un pasto
decente a base di cotechini veneti.
Breve visita della città (per la
fretta degli autisti e della prof. Apreda) ma personalizzata dalle
spiegazioni del prof. Durand: l’Arena, la casa di Giulietta,
piazza delle Erbe, piazza dei Signori, le arche scaligere.
Rientro a Genova in anticipo sul
previsto. Molti corrono a fare pipì.
APPUNTI DI VIAGGIO
Il nostro pullman è il più bello, è bianco,
è nuovissimo, ed è l’ultimo a partire, in un martedì mattina ricco
di saluti, e genitori, e sonno.
Seduti (quasi mai) al loro posto 47 ragazzi
di circa tre classi. In 5 giorni li avrò contati cento volte, avanti
e indietro, ad ogni partenza, tanto che, quando le passo vicino,
Costavaleria, mi guarda terrorizzata gridando il suo numero di
posto, anche se ci incontriamo per caso nei corridoi dell’albergo.
Alla guida del mezzo l’autista Eugenio, un
Gerard de Pardieu di Molassana Alta, col capello lungo e l’occhio
attento. Decisamente uno degli autisti migliori che abbia mai
incontrato: affidabile, corretto, disponibile. Ma con una vera e
propria fobia per i braccioli delle poltrone, per quel rumore, per
noi impercettibile, dell’ingranaggio che li blocca. Una mattina a
Monaco ne sente scattare due contemporaneamente. In un istante
divampa la tragedia: spegne il pullman, pende le chiavi e ci lascia
lì in mezzo alla strada, fuggendo furioso come l’Orlando, prendendo
a calci la vita, la rabbia e, ahinoi, i lampioni di ferro.
Ci mettiamo un po’ a capirlo, io e i
ragazzi. Ma alla fine si dimostra straordinario, anche se da quel
giorno zoppica un po’.
La nostra prima tappa è Innsbruck. E lì
incontriamo la nostra prima guida. All’apparenza sembra anche
innocua: una signora sui quarant’anni, non molto alta, biondo
caschetto e parlata veloce, quasi sempre sorridente. Ma in realtà
mentre spiega brandisce vorticosamente l’ombrello, e quella spada
impazzita non risparmia nessuno. Così, dopo pochi minuti, i ragazzi
ascoltano terrorizzati nascosti dietro alle automobili, protetti al
volto dai loro zainetti, qualcuno coraggiosamente imboscato dentro
un cassonetto della spazzatura. Ma la guida, lei, non si accorge di
nulla. Anzi esplode sadicamente in fragorose risate assolutamente
inconcepibili, che mettono i brividi e lasciano tutti di stucco,
facendo per altro aumentare vertiginosamente la popolazione dentro
ai cassonetti.
Comunque di Innsbruck ricorderò sempre il
centro medioevale, Vaccaroluca che, nel bel mezzo di 14 ore di
pullman e tra le vette alpine, si affoga allegramente in una
frittura mista di pesce, la prof. Papini che esce raggiante dal
negozio Swarovski con un lampadario a gocce, diametro 90 cm, che
tenta di spacciare per un grazioso collier.
Ma il tempo è dittatore, e ripartiamo verso
Monaco dove arriviamo solo col favore delle tenebre.
Davanti all’ostello i ragazzi devono stare
in piedi per un’ora, valigia tra le gambe, per aspettare che la
direzione distribuisca un centinaio di chiavi elettroniche,
strumento ultratecnologico e misterioso di forma rettangolare in
similplastica atto all’apertura di serrature prive di toppe. Più che
una chiave è un atto di fede.
E infatti, dopo il trentacinquesimo
tentativo fallito di aprire le loro camere, le prof. Biondi e Papini
si inginocchiano davanti alle porte iniziando a piangere e pregare.
Per questa prima sera saranno salvate dal samaritano intervento di
alcuni alunni.
Intanto io e il prof. Ferrera chiudiamo il
varco dell’atrio per regolamentare il flusso dei ragazzi che,
imbestialiti, millantano false prenotazioni e raccomandazioni, e
provano a sedurci con la corruzione. Stoici e granitici, appoggiati
allo stipite con le braccia conserte, ci accorgiamo di essere
diventati due buttafuori da discoteca.
Comunque alla fine ognuno ha la sua camera,
e non senza disguidi.
L’ostello infatti è più che decoroso, stanze
piccole ma pulite, letti singoli, bagni in camera. Ma una ventina di
ragazzi sono, per problemi di disponibilità, alloggiati nell’albergo
quattro stelle di fronte, dove le camere hanno TV satellitare, aria
condizionata, videogiochi, idromassaggio, computer portatile,
frigobar, cuoco francese e massaggiatrice thailandese.
Ora, quando i miei ragazzi vengono a sapere
che quelle camere sarebbero toccate a noi, ma che io le ho
rifiutate, si dimostrano abbastanza comprensivi, almeno mentre
stanno allestendo per me nell’atrio dell’ostello una gogna ed una
pira per il rogo. Grazie al cielo il passaggio di una cameriera
tedesca li distrae, ed io riesco a guadagnare la fuga.
Del cibo, dell’uscita serale e della notte
preferirei non raccontare nulla. Come ogni piccola guerra si può
esprimere in cifre:
8 Km a piedi vagando senza meta (il prof.
Ferrera confesserà in seguito di aver confuso guidandoci Schwabing
dell’est, noto quartiere degli artisti, dei locali notturni e degli
studenti, con Schwabing dell’ovest, meno noto silos a quattro piani
di parcheggi sotterranei)
- 1 discoteca assediata (dentro l’ostello)
- 2 litri di birra e 1 bottiglia di vodka
sequestrati
- 2 ragazzi ubriachi
- 2 coppiette sparite
- 1 ammonizione (detta poi nomination) della
direzione per il prof. Colombo a causa delle intemperanze dei suoi
allievi.
Secondo giorno, seconda guida, Michele. Il
ragazzo è alto, viso simpatico, padre tedesco e madre italiana, un
delizioso accento veneto-germanico. In compenso, però, è
assolutamente folle. Inizia subito raccontando le avventure più
censurabili della famiglia regnante in Baviera, ma non solo con la
voce, piuttosto con veri e propri colpi di teatro, chiamando di
volta in volta altri ad interpretare personaggi storici e non. Siamo
appena partiti quando si sdraia per terra ansando per simulare le
avventure notturne del buon Ludovico I, amatore instancabile di fama
internazionale (nei panni attoniti del nostro allievo Iuriditerza),
che perde la testa per Lola Montes, a quanto pare di quarant’anni
più giovane del re, ma comunque convincente nell’interpretazione
della prof. Apreda.
Non soddisfatto chiama il nostro
Lucadiquarta a prendere le effemminate fattezze di Ludovico II,
gloria nazionale per le sue scelte illuminate, ma di certo ruolo non
facile per la sua elegante stravaganza. I ragazzi alternano risa e
disperazione. L’autista mette in campo solo la disperazione, anche
perché l’italo-svevo pare indirizzato alla distruzione fisica delle
poltroncine, del pavimento e soprattutto del microfono. Io cerco di
abbozzare indifferenza, mentre la prof. Apreda-Lolita si lancia in
un flamenco virtuoso, ma alla fine Michelelaguida cerca a tutti i
costi di coinvolgermi nella simulazione dell’incidente di guerra
occorso ad Hitler (un poderoso colpo nei testicoli), e allora fingo
di svenire fino all’ora di pranzo. L’autista intanto, preoccupato da
tutto tranne che dalla strada, ha collezionato tredici
fotografie-multa per i semafori rossi.
Per il pranzo mi sono imposto di affrontare
in separata sede con un discorso severo e paterno le due coppiette,
una sorta di predica preventiva per scongiurare il rischio di fughe
amorose. La mia campagna però parte già sotto cattivi auspici. Mi
invitano con l’inganno a seguirli dentro un Mc Donald’s, dove mi
consigliano vivamente un hamburger alienante farcito di funghetti
messicani, evidentemente allucinogeno. Al terzo morso il sortilegio
inizia a fare effetto: mi immagino di essere Ludovico II che nella
sala da pranzo del suo castello rimbrotta pacatamente il nonno, per
la sua disordinata e irrequieta vita sentimentale. Al quarto credo
di essere mia madre che rimprovera mia sorella per essere tornata
tardi, e alzando in fine il volto dal fiero pasto, apoteosi del
dramma, penso di essere il preside che si infuria e richiama
l’ordine davanti al collegio dei docenti. Scosso da tale dolorosa
visione, ritorno in me solo quando dobbiamo ormai ripartire, i
quattro fanciulli mi fissano angelici e beati. Non trovo la forza
per dire nulla, è inutile, sono più furbi di me.
Da quel momento i ricordi si fanno
annebbiati ed incerti, tornano alla mente soltanto delle immagini:
- la prof. Giambarella che, paradosso della
geolinguistica, ci porta a perderci nell’Englisher Garten, fermando
con cadenza di tre metri tutti quelli che passano per chiedere
informazioni. Alla fine, quando si sdraia con l’orecchio per terra
cercando di individuare il parcheggio dei pullman, e poi si rivolge
in inglese alla nostra Ivaldifrancesca prendendola per una guardia
forestale tedesca, allora iniziamo a preoccuparci seriamente;
- la mia camera letteralmente invasa dalle
bottiglie di alcolici sequestrate, con la paura folle di essere
arrestato da un momento all’altro per contrabbando, ubriachezza
molesta, detenzione e vendita illegale, o, peggio, fabbricazione
abusiva di Molotov;
- Palmierisimona che mi imita, quando entro
in classe salutando, o quando spiego tenendomi le mani (a questo
proposito, penso proprio che dovrò interrogarla al più presto!);
- in mezzo ai parchi, magliette per terra a
fare le porte, Gianniditerza che mi fa tunnel (che il destino lo
abbia in gloria) e i miei ragazzi, ruffiani, che mi fanno segnare
(che il destino li premi);
- e poi lui, straordinario: il prof. Colombo
e le sue ammonizioni. Ormai ha accumulato più nomination che il
Titanic, e la direzione gli lascia sotto la porta fogli ciclostilati
in cui minaccia di sbatterlo in mezzo a una strada, bruciargli la
macchina, rapirgli la zia e ingozzarlo di wurstel della mensa
(tortura per altro stigmatizzata da ogni convenzione civile).
Alla fine, quando nel cuore della notte
Mister Colombo viene chiamato bruscamente per far rientrare nelle
loro camere due ubriachi studenti polacchi, iniziamo a pensare che
in tutto l’ostello la sua sia l’unica stanza di un insegnante che la
direzione conosca. Ma per paura di essere nominati di tutto questo a
lui non diciamo nulla, almeno fino a quando non cercano di spedirlo
a dormire sulle panchine dell’Englisher Garten.
Ma ormai noi siamo già sulla via del
ritorno. Ho dormito tre ore in quattro notti, per non aver problemi
ho nascosto dentro al water tre bottiglie di sambuca, e due lattine
di birra, i ragazzi sono ancora quarantesette e Costavaleria
continua a guardarmi rabbiosa gridandomi venti-venti-venti. Il prof.
Colombo è riuscito a farsi ammonire anche all’autogrill, e le due
coppiette, probabilmente, si sono nascoste nel vano dei bagagli.
Lungo i Giovi però quattro o cinque ragazzi
non riescono a dormire, e iniziano a innervosirsi un po’. Provo a
dar loro qualcosa da leggere. Prima Calvino e Maggiani, ma le
richieste aumentano e mi devo arrangiare: un saggio su Dachau, un
opuscolo di Monaco, il libretto di istruzioni del mio telefonino, un
volantino sui mutui a tassi agevolati, un fazzoletto di carta
trapuntata, spacciato miseramente per un’antica pergamena in
sanscrito. Miracolo della lettura…. tutti, immancabilmente, si
addormentano dopo poche righe, con i fogli sulla faccia. È proprio
vero che per i nostri ragazzi i libri sono più efficaci della
criptonite. Ma questo in fondo lo sapevamo già, e il pullman sta
ormai consegnando questi diabolici fanciulli alla vita di tutti i
giorni, tra le braccia dei loro genitori, ma soprattutto lontani
anni luce dalla nostra responsabilità. Li rivedremo tra i banchi,
forse con occhi diversi, forse conoscendoli un po’ di più, forse
volendo loro ancora più bene…
…
Forse.
…
(devo proprio ricordarmi di interrogare
Palmierisimona)…
…
voster-semper-voster
prof.
Marzio Angiolani
SONETTI TURISTICI
1.
Fellonia turistica
Ho sempre in mente uno stolto
turista
Che essendo in generale un po’
zuccone
Davanti a ciò che ignora è un
gran fellone
E si spaventa ad ogni nuova
pista.
Che cosa te ne importa di un
palazzo
Costruito con gloria dai reali
Se archi, tensioni, e anche
pitture a guazzo
Sono per te pastura per maiali?
Ciò che è arte per te non vale
niente.
Ti piace un solo cibo, come al
bove.
Di fronte a un nuovo gusto,
certamente
Sarai tra quelli che si senton
persi.
Ma le cose più belle son le
nuove!
Ti avrò convinto coi miei pochi
versi?
2.
La vescica del turista
Ma perché ridi? In viaggio
ovunque vada
Certe volte la vita si rovina
Proprio per colpa di quella
cosina
e vien voglia di farla per la
strada.
Era una bieca, triste, ignobil
sera:
a D….. scoppiava la vescica
e il bisogno bruciava come ortica
e fu odiata di cuore la Baviera.
Voi che siete i potenti della
terra
E avete i mezzi adatti ad
alleviare
Le pene di chi soffre, altro che
guerra!
Cibo, istruzione, strade … a
tutti, sì
Ma tra gli impianti che son da
installare
Vogliamo quelli per fare pipì!
g.d. Marzo 2003


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